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Quello che penso della riorganizzazione turistica ligure PDF Stampa
Mercoledì 14 Settembre 2011 00:00

I giornali di questi ultimi mesi riportano di una presunta riorganizzazione del turismo ligure, a partire dalla chiusura dei Sistemi Turistici Locali e dal cambiamento dell'agenzia turistica In Liguria. Questa verrebbe ridimensionata.

Si avrebbero una accelerazione delle decisioni e risparmi sui costi della politica, quantificati in 200.000 Euro da fonti interne alla Regione. Così almeno è riportato dal Secolo XIX.

 Notizie che vengono riferite a voci raccolte in Regione e accostate a dichiarazioni dell'Assessore regionale al turismo. L’ultima occasione nei giorni scorsi, all’indomani della presentazione dell'evento fieristico che terremo a fine Settembre, TLE, assieme a Camera di Commercio e Milano Fiere. E’ stato riferito nello stesso contesto in cui si ribadiva la volontà regionale di chiudere i Sistemi Turistici. Praticamente un danno per noi e per l’evento stesso.
E' opportuno
chiarire che l'assessore Berlangieri non ha pronunciato una parola in tal senso, a me personalmente risulta piuttosto il contrario, però, non avendo mai smentito, ha purtroppo reso credibile questo argomento.

 

Sono convinto che se la Regione discute di riorganizzazione turistica lo fa per migliorare la situazione, affrontando i non pochi problemi esistenti e sono certo che si baserà su un esame della realtà, non su false informazioni.

 Per esempio mi sembra giusto chiarire alcune cose:

 

1) è falso che il funzionamento degli STL sia un costo per la Regione.

 I Sistemi Turistici sono stati concepiti in modo nuovo, viste le esperienze di molti enti avviati in passato. Hanno strutture leggerissime, quando le hanno. La legge regionale non riconosce le spese di gestione, né quelle per gli eventuali organi decisionali e di rappresentanza. Gli STL attivi si mantengono, quelli inattivi non costano. Tutti i finanziamenti regionali sono andati al 100% sui progetti realizzati.
Oltre alle spese più volte tirate in ballo bisogna considerare anche i ricavi: i privati che aderiscono apportano risorse proprie e alcuni STL hanno introiti dalle attività, che vengono reinvestiti nel turismo. Questi, pochi o tanti che siano, andrebbero persi.
Il saldo della chiusura si potrebbe tradurre in questo caso in una perdita per il turismo e per la Regione stessa.

 

2) sarebbe sbagliato pensare di accelerare i tempi delle decisioni riducendo semplicemente i soggetti coinvolti.

 Alla base di ogni scelta deve sempre rimanere il confronto con i territori, anche perché, dal punto di vista turistico, ci sono almeno due Ligurie - quella che va da Genova a Levante e quella di Ponente - che vivono situazioni opposte (basta guardare i dati).
Accentrare tutto porta al rischio di sbilanciamenti visto che oggi, per il settore, i decisori provengono solo dal Ponente.

Ricordo pochi momenti nei quali gli STL hanno rallentato le decisioni regionali. In un caso lo hanno fatto e, bisogna dire, per fortuna.
Due anni fa, il rappresentante di Federalberghi, signor Pilati, riuscì a trascinare l'Agenzia regionale verso l'avvio di una grande campagna di promozione primaverile basata sull'offerta Tre per Due (paghi due e prendi tre notti) in Liguria. Una campagna figlia dell'improvvisazione che sarebbe stata ingestibile e quasi certamente dannosa a inizio stagione, quando buona parte degli alberghi aveva le camere già prenotate a prezzo pieno. In particolare ne avrebbe sofferto il Levante ligure dove la primavera è stagione piena. In quella occasione la discussione, che coinvolse tutti, riuscì ad evitare che si facesse un errore, perché i rappresentanti di un STL (il nostro) evidenziarono i possibili problemi. La vicenda si chiuse -se non ricordo male- con una lettera di scuse da parte del proponente.

Mi sembra anche che l’attenzione, in base a quello che si legge, sia troppo orientata sul momento decisionale. Prendere le decisioni è solo una parte del problema, viene poi il tempo del “fare” e l’organizzazione serve proprio per attuare ciò che è stato deciso. Decidere in pochi può avere un senso, essere in pochi a fare sarebbe un’altra cosa.

 

3) in che cosa si tradurrebbero i cambiamenti proposti

 L'organizzazione turistica oggi è chiara. I soggetti coinvolti a livello territoriale sono due: STL e Province. Ciò che emerge è che si vorrebbero chiudere i primi.
Faccio sinceri complimenti per l'ottimismo a chi ha pensato di velocizzare le cose affidandosi alle Province.
Mediamente il turismo lavora un anno avanti, cioè si preparano quest'anno prodotti, offerte e accordi per l'anno prossimo. Mediamente le Province hanno ritardi di un anno, riescono a terminare oggi cose che erano previste per l'anno scorso.
Anche se non è quanto propone l'Assessore al turismo è possibile che, nonostante le buone intenzioni, la semplificazione dell'organizzazione turistica ligure apra le porte al film già visto della burocrazia alla riscossa. Voglio sperare che ciò non accada.

 

Personalmente ho un'altra proposta: semplifichiamo facendo funzionare i Sistemi Turistici, magari organizzati come agenzie locali di sviluppo, in rete con l'Agenzia regionale di promozione. Se la legge 28 del 2006 ha dato risultati deludenti è perché è mancata completamente una regia. Ogni territorio ha seguito il destino che ha voluto, alcuni si sono organizzati in conto proprio, altri si sono affidati alle Province, non è stata creata una rete. C’è chi ha fatto bene, male o anche niente.
Comunque non è tutto da buttare, ci sono almeno due prodotti turistici innovativi creati dai STL che sono entrati nei cataloghi dei Tour Operators internazionali e hanno contribuito all'aumento dei turisti stranieri in Liguria. Ci sono realtà che funzionano ed esperienze positive.

 

4) nessuno deve essere escluso dalla discussione

 Serve la consapevolezza di intervenire su una situazione esistente, avendo a riferimento tutta la Liguria. Noi, i nostri interlocutori pubblici e privati e gli operatori siamo disponibili a discutere e collaborare su tutto. Deve essere chiaro però che rispetto a qualsiasi ipotesi di riorganizzazione che sia già stata formulata, in linea con quanto riportato dai giornali, non c'è alcun coinvolgimento o accordo da parte nostra.

 

5) si faccia attenzione alle conseguenze

 Siamo un Sistema Turistico con decine di attività avviate, bilanci in pareggio ecc. Queste notizie ci stanno facendo danni. Danni ad un impresa di diritto privato. Devo ricordare una cosa ovvia: la decisione di aprire o chiudere una società privata compete solo ai soci, la Regione non c’entra. Bisogna fare attenzione quando si mettono in giro notizie: una società che vive sull'adesione e la fiducia degli operatori privati può subire danni seri se circolano voci di una sua prossima chiusura, anche se false. Se questa voce esce mentre la campagna di adesione degli operatori è in corso, i risultati possono essere compromessi. Quando stiamo firmando convenzioni ventennali per l'apertura di nuove strutture di accoglienza queste notizie ci rendono non credibili. Per fortuna non abbiamo esposizioni con le banche, altrimenti si potrebbero immaginare le conseguenze.

 

Ora, un conto è affrontare i problemi del turismo ligure, altro sarebbe crearne di nuovi.

 

A proposito di problemi vorrei elencare quelli che secondo me sono i principali, semplificando per esser breve:

  1. il declino di prodotti turistici che hanno garantito presenze per molti anni nel Ponente ligure: i soggiorni climatici e il turismo della terza età. Parlo di declino perché il mercato richiederà sempre meno questo tipo di offerta.
  2. Le crescenti sofferenze del turismo balneare. In questo caso non è in diminuzione la richiesta del mercato ma c’è una sempre maggiore concorrenza da parte di altre destinazioni.
  3. Una stagione troppo breve nel Ponente dovuta proprio al fatto che questa parte della regione è più soggetta alle problematiche dei punti 1 e 2.
  4. Un forte e significativo sbilanciamento, evidenziato anche nei primi cinque mesi del 2011, delle presenze dei turisti stranieri sul territorio regionale. Si va dal 46% del totale (più di 10 punti oltre la media nazionale) nella provincia della Spezia, al 22% del totale (10 punti meno della media nazionale) in quella di Savona.
  5. La insufficiente presenza della Liguria nei mercati internazionali. Lo testimonia un’indagine condotta dall’ENIT per l’Estate 2011 presso 118 operatori turistici nei Paesi in cui è presente l'Agenzia. Nelle richieste delle vendite di questi TO la Liguria è praticamente assente.
    (Ho riportato questi dati sul mio blog per chi volesse approfondire:http://damianopinelli.iclab.it/newsflash/mercati-turistici-2011-stranieri)

 

 

Dato che abbiamo di fronte questi problemi, che non sono più una novità, è urgente mettere in campo le necessarie risposte.
Non dobbiamo inventare niente, il mercato ci dice cosa fare.
Servono nuovi prodotti turistici, complementari e alternativi a quelli attuali, servono più varietà, qualità e innovazione, e dobbiamo essere più presenti e competitivi sui mercati, soprattutto quelli stranieri.
Dato che i prodotti si costruiscono al livello delle destinazioni non c’è alternativa alla attuale articolazione territoriale basata sulla collaborazione pubblico-privata. E’ utile ogni sforzo per renderla più efficiente, ma non perdiamoci troppo tempo, dobbiamo soprattutto farla funzionare.

 

Damiano Pinelli

 

 

 

 
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